La lingua diritta di Minzolini

Sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini si sta abbattendo una nuova tempesta di carta. Sul Web sono state raccolte 150 mila adesioni a una denuncia per la “falsità” in cui sarebbe incorso il telegiornale più seguito, che in un’edizione del 26 febbraio scorso ha definito come “assoluzione” il proscioglimento dell’avvocato Mills per avvenuta prescrizione del reato. Che Minzolini non dia le notizie o peggio le falsifichi, come sostiene il circolo informatico-giudiziario, non è affatto vero.
10 AGO 20
Immagine di La lingua diritta di Minzolini
Sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini si sta abbattendo una nuova tempesta di carta. Sul Web sono state raccolte 150 mila adesioni a una denuncia per la “falsità” in cui sarebbe incorso il telegiornale più seguito, che in un’edizione del 26 febbraio scorso ha definito come “assoluzione” il proscioglimento dell’avvocato Mills per avvenuta prescrizione del reato. Che Minzolini non dia le notizie o peggio le falsifichi, come sostiene il circolo informatico-giudiziario, non è affatto vero. Peraltro, la stessa imprecisione denunciata con tanta foga è stata subito corretta nelle edizioni successive del Tg1. Quel che dà in realtà fastidio è il fatto che Minzolini faccia un giornale, e non un bollettino: dà tutte le notizie, ma con un taglio editoriale personale e riconoscibile. Insomma è un giornalista, non un passacarte ossessionato dal galateo ipocrita del politicamente corretto. Il Tg1 grazie a lui è diventato più vivo, meno paludato, ha un tono e un temperamento che lo sottraggono alla noia dell’omologazione.
Sul caso specifico del processo Mills avrebbe però dovuto usare – e rivendicare – il termine “prescrizione”, spiegando con chiarezza al suo pubblico la realtà dei fatti: Mills non è stato “condannato”, come invece pretenderebbero di sentir dire gli ipocriti censori di Minzolini. Diversamente, la conclusione del procedimento ha dimostrato l’incapacità dell’accusa di ottenere la condanna. Si tratta cioè del fallimento di un’operazione della magistratura, nella quale pure si erano stracciati elementi fondamentali della procedura e del buon senso pur di conseguire un risultato. Ma se anche Minzolini l’avesse fatto, l’ostilità nei suoi confronti non sarebbe cessata.
Attraverso la formula abusata e ambigua di “servizio pubblico”, si vorrebbe imporre all’informazione Rai una medietà che diventa inevitabilmente mediocrità. Minzolini ha forzato (come aveva fatto, è giusto ricordarlo, anche Gad Lerner durante la sua breve esperienza di direzione) questa camicia di forza mentale, ed è proprio questo che non gli viene perdonato. Proprio “la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini”, che è lo slogan del Web anti Minzolini, sono principi che si rispettano facendo un’informazione libera da “lacci e lacciuoli”, assumendosi la responsabilità di un taglio e di un tono corrispondenti a una visione non settaria ma neppure anodina. Questo è ciò che cerca di fare ogni giorno Minzolini, c’è da augurarsi che possa continuare a farlo.